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autrice della raccolta di racconti “Bark” (Bompiani, 2015)
Vittoria Cima

Lei ha scritto sia romanzi che racconti: quale stile di scrittura crede che abbia più potere, che lasci un segno più profondo nel lettore?

Oh, penso che ciascuno dei due abbia il suo “potere”. Credo che a volte le storie debbano essere lunghe abbastanza da avere... Credo che ci sia potere nella lunghezza. Credo che alcune delle più belle cose scritte siano stati dei racconti, ma racconti lunghi. Penso che a volte un racconto lungo sia lo stile di scrittura che ha più potere. Ma, ovviamente, ci sono romanzi che trasmettono forti emozioni e i racconti in generale hanno un grande potere. Se un racconto è troppo breve, potrebbe trasmettere qualcosa di diverso dal “potere”, potrebbe trasmettere saggezza, luce, potrebbe riservare un paio di sorprese. Ma il potere di solito nei racconti... Di solito è associato a storie più lunghe. E questo è il motivo per cui Alice Munro scrive storie fantastiche.

 

Quando scrive come si organizza? Ha dei rituali particolari che compie prima di scrivere?

Sinceramente, non ho idea di cosa sto facendo. A volte, quando scrivo sembra che le cose accadano “per caso”. Non è facile scrivere un libro. Quasi tutti gli scrittori scrivono il primo libro, ne sono soddisfatti e si dicono che il secondo sarà più facile. Ma non è quasi mai così. Per iniziare a scrivere è necessario entrare in un “tunnel oscuro”. Molti scrittori fumano quando scrivono. A me piaceva fumare, ma non l'ho mai fatto mentre scrivevo. Il mio trucco per scrivere (sorride) è probabilmente il caffè.

 

Una delle sue storie si ispira a V.N.…

C'è una storia che si chiama “Referencial” (“Riferimenti”), che riprende “Segni e simboli” di Vladimir Nabokov. Nabokov in “Segni e simboli” racconta di un ragazzo affetto dalla cosiddetta “referential mania”, un disturbo psichico. La prima parola del racconto è infatti “Mania” (“Delirio”). Nel racconto di Nabokov “referential mania” è allo stesso tempola malattia diagnosticata a uno dei personaggi e una “condizione letteraria”, quando si legge e quando si affronta la vita da scrittori. “Segni e simboli” è in effetti un racconto molto breve, per tornare alla prima domanda. Il racconto è molto breve e allo stesso tempo ha un grande potere, quindi direi che costituisce un'eccezione al fatto che le storie più lunghe abbiano generalmente un potere maggiore.

 

Quando vuole leggere un libro, preferisce i racconti o i romanzi?

Dipende, a volte mi piace essere profondamente coinvolta in un romanzo, per avere lo stesso punto di vista dei personaggi, la stessa voce delle persone nella storia. A volte mi piace rimanere immersa nella lettura a lungo, altre volte invece preferisco qualcosa di “completo”, un'esperienza completa che non sia frammentata nell'arco di una o due settimane, o di quanto tempo sia richiesto per leggere un romanzo. Dipende da ciò di cui ho voglia, se cerco la completezza dell'esperienza è più appagante un racconto, se invece desidero immergermi più profondamente nella lettura, preferisco un romanzo.

 

Come decide quanto tempo dare ai suoi personaggi? Come decide che il tempo è finito e i personaggi non possono più “crescere”?

Il finale dà ai racconti il loro significato, tanto che i racconti finiscono per esserne influenzati. Il finale è cruciale per il senso di tutto il racconto. Spesso, trovo il finale prima ancora di aver finito di scrivere il racconto. Arrivata a metà dell'opera, mi fermo e scrivo la conclusione, il paragrafo finale. Ed è a partire da questo che gioco il mio racconto. Come quando si parcheggia: prima si trova il posto dove parcheggiare e poi si fanno le manovre. Credo che un finale non debba essere ambiguo, credo che debba definire il racconto a livello psicologico più ancora che letterario.

7 giugno 2016