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Intervista a Mircea Cartarescu, sul suo libro finalista “Abbacinante. Il corpo”

Giulia Cozzi

Ritornando al confronto con la Divina Commedia, oltre al paragone dell’ordine “invertito”, un’altra analogia potrebbe interessare il tratto stilistico: come Dante scriveva in modo pluristilistico, alternando un registro basso a uno stile a tratti sublime, in tutte le tre cantiche, così fa lei.
E’ un’osservazione molto buona. Molti libri della grande letteratura europea cominciano in cielo, come ad esempio il Faust di Goethe e poi mano a mano scendono sulla Terra e nell’Inferno; la stessa cosa può avvenire con i registri della scrittura. Per essere uno scrittore di talento devi essere in grado di percorrere l’intero arcobaleno che parte dall’abiezione e arriva al sublime.

Molto spesso nel suo libro lei crea delle immagini astratte che sono difficilmente traducibili in immagini concrete, ma al tempo stesso descrive minuziosamente il visibile. Che rapporto c’è tra queste due visioni?
Riguardo alle arti, io credo che un eccesso di astrazione o un eccesso di concretezza portano a uno scacco. Quindi una dote che deve avere uno scrittore è quella di rendere il più possibile concrete le cose astratte e il più astratte le cose concrete.
C’è un punto interessante nel suo libro, nel quale lei scrive di Maria, la donna-farfalla, e dice che invecchia di 10 anni quando suo figlio brucia le sue ali. Volevo sapere, cosa significa per lei avere le ali? Significa potersi sollevare dal mondo?
Non hanno un valore particolare, esse rappresentano il valore del sogno. Se tu togli ad un uomo la capacità di sognare, e dunque di elevarsi, implicitamente gli sottrai degli anni di vita e quindi lo fai invecchiare.

All’inizio del libro, lei scrive che non potrebbe vedere né percepire qualcosa se non lo ritrovasse già vissuto nella sua mente. Lei scrive “ il passato è tutto, il futuro è niente”. Ma il presente? E’ solo una rivisitazione di qualcosa già accaduto, una visione che si risveglia nella memoria? Che ruolo hanno per lei il presente e la memoria?
Tutta la tesi del libro è centrata sul passato, perché ciascuno di noi è sicuro solo del proprio passato. Noi vediamo il passato ma non vediamo il futuro. È uno strano accidente del nostro destino. L’istante presente quasi non esiste, come sostengono alcuni filosofi, perché trapassiamo immediatamente nel futuro, che è sempre inevitabilmente incerto. Quindi il centro di gravità del mio libro, e forse del mondo, rimane il passato.

7 giugno 2016