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Intervista a Etgar Keret, già finalista del premio von Rezzori e protagonista della Lectio magistralis di questa edizione.
Vittoria Cima e Elena Gensini

Nella conferenza appena conclusa avete parlato dell’umorismo nel racconto e nel romanzo. A scuola si studia che una delle più famose definizioni di umorismo è stata data da Luigi Pirandello. Condivide la sua definizione?
Beh, credo che non si possa essere d’accordo o non essere d’accordo con la definizione di umorismo. E’ come condividere o meno una definizione di bellezza. Penso che ogni scrittore abbia una propria definizione di umorismo, spetta a lui riuscire a trasmetterla utilizzando una diversa enfasi nelle sue opere.
Spesso lei nomina suo figlio durante interviste e conferenze. Sembra che nel vostro rapporto siate sullo stesso livello nonostante la differenza d’età. Si può dire che suo figlio sia per lei come una fonte d’ispirazione?
Scrivo anche libri per bambini e spesso le case editrici e la critica mi rimproverano il fatto che ciò scrivo non sempre sia adatto a dei piccoli lettori. Molti sostengono che le capacità intellettive dei bambini siano inferiori rispetto a quelle degli adulti. In realtà nonostante abbiano meno competenze, siano più bassi, non abbiano la patente… (ridendo), credo che la loro intelligenza non sia in alcun modo inferiore a quella degli adulti e che non sia confinata in alcune abitudini che invece sono proprie degli adulti. Se la vita fosse paragonata a un’automobile, gli adulti sarebbero alla guida della vettura, mentre i bambini sarebbero in procinto di entrare nella macchina. Di conseguenza la visuale degli adulti risulta avere molti punti ciechi che invece quella dei bambini non ha.
Il dialogo che intrattengo con mio figlio è utile sia per me che per lui. E’ una sorta di dialogo socratico. Se non dai fiducia alle persone non riuscirai mai a ricevere ciò che vorresti da loro. Se invece dai loro attenzione e dimostri interesse nei loro confronti, sicuramente otterrai in cambio la stessa fiducia e lo stesso rispetto concessi. Nella mia famiglia è risaputo che io abbia lo strano potere di riuscire a far smettere di piangere i bambini. Quando un bambino piange, sono solito parlargli seriamente, dicendogli: “Ti capisco, a volte pensi di essere ignorato, ma è solo una cosa temporanea, non ti preoccupare. Ci sono cose positive nella tua vita…”. Non credo che sempre comprendano fino in fondo le mie parole, ma c’è qualcosa nel mio modo di pormi con loro, che li fa smettere di piangere. Sarò ingenuo, ma cerco di dare la maggior fiducia possibile a tutto ciò che mi circonda: le persone, i bambini e persino gli animali. E loro grazie a questa fiducia riescono a compiere passi avanti.
Lei scrive racconti, ma quando si tratta di leggere, preferisce i racconti o i romanzi?
Mi piacciono entrambi. Sono forme di scrittura completamente diverse, è come paragonare la poesia alla prosa. Credo che abbiano funzioni diverse all’interno della mia vita. Ciò che amo del romanzo è il fatto di potermi immergere in esso per un lungo periodo di tempo. Invece mi piacciono i racconti perché possono essere letti in una sola seduta. Amo la musica classica e allo stesso tempo amo il rock’n’roll. Non credo che il racconto escluda il romanzo e viceversa, e non penso nemmeno di riuscire a fare una classifica fra i due.

8 giugno 2016