In occasione del bicentenario dalla nascita dell’autore
Il Presidente Riccardo Nencini e il Direttore Michele Rossi del Gabinetto Vieusseux
sono lieti di invitarvi alla mostra
“C’era una volta… Un Re!”
Carlo Lorenzini detto “Collodi” tra satira, giornalismo e letteratura per l’infanzia
a cura di Elisa Martini e Benedetta Gallerini
Gabinetto Vieusseux-Archivio Bonsanti, Palazzo Corsini Suarez, via Maggio 42, Firenze
16 ottobre 2026 – 15 giugno 2027
La mostra si può visitare su prenotazione scrivendo a prenotazioni@vieusseux.it
“C’era una volta… – un Re! – diranno subito i miei piccoli lettori”: questo il famoso incipit del più grande bestseller italiano, ovvero di Le avventure di Pinocchio, uscito nel 1881 a puntate sul “Giornale per i bambini” e poi in volume nel 1883. Dietro quella frase, però, si nasconde tutta l’indole irriverente e sarcastica del suo autore che vede in quel “Re” il “Re Travicello” del Giusti dietro al quale si profila la figura del Re d’Italia, ormai a Roma dopo aver lasciato da tempo Firenze. È proprio durante Firenze Capitale, che Carlo Lorenzini, si abbona al Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux: è il 30 giugno 1865 e la città è in pieno fermento per l’arrivo della corte sabauda e per l’insediamento del nuovo governo. Lorenzini è un giornalista attento, dalla scrittura fresca e tagliente, che con ironia e sarcasmo raffigura la società a lui vicina delineandone i ‘gatti e le volpi’ così come i ‘pescecani’, collaborando a molte riviste come, ad esempio, alla “Nazione”, al “Fanfulla” e fondandone anche alcune come il “Lampione”, “Scaramuccia” o la “Lente”. Il suo sguardo si volgerà poi verso la scrittura teatrale e ovviamente verso la letteratura d’infanzia (da Minuzzolo a Pinocchio, passando per il Viaggio di Giannettino), entro la quale torneranno temi ed espressioni non solo già presenti negli articoli soprattutto del “Fanfulla” o dello “Scaramuccia”, ma anche nelle altre opere collodiane per adulti. Scrittore, quindi, polimorfo e profondamente legato alla vita culturale e politica fiorentina dal Caffè Michelangiolo al Gabinetto Vieusseux, del quale la mostra ne vuol ricostruire il suo ritratto complesso che trova nel burattino di legno il suo ultimo ed eterno alter ego, nato dopo una lunga gestazione fatta di giornali, battaglie e inevitabili delusioni. Dietro la scrittura infantile, infatti, pare emergere in filigrana il Collodi carbonaro e risorgimentale, ormai deluso dalla nuova realtà politica e sociale instaurata. Il suo sguardo ripercorre, secondo la logica rovesciata del Carnevale bachtiniano, la sua vita e il suo mondo: tra le pagine affiora, mediante i nomi dei personaggi, una toponomastica a lui cara e familiare, ad emblema di un ‘ripercorrere’ tutta la sua storia a ritroso, quella, cioè, di un ‘burattino’ che non si allinea al dettame sociale. È Carnevale e tutto può essere capovolto: solo in fondo, tornando bambino e dicendo addio alle “mascherine”, il mondo ritrova la sua legge, lasciando però il retrogusto amaro della delusione di ideali traditi. Un’affascinante suggestione, che potrebbe diventare forse una nuova strada di ricerca, entro la quale Collodi, Pinocchio e il Gabinetto Vieusseux si trovano a percorrere un tratto di strada assieme.